Set di cinque matrioshke di dimensioni decrescenti
Foto: Jorge Campos / Unsplash

Uno dei souvenir più frequenti che ogni turista si porta a casa dalla Russia è la matrioshka: una bambola di legno dipinto a colori vivaci, con la forma stilizzata di un corpo femminile, il viso dai tratti tipicamente slavi e un costume nazionale. È scomponibile in due metà e al suo interno c'è una bambola simile, ma più piccola, anch'essa divisa in due parti, e così di seguito fino ad arrivare generalmente a sette pezzi, il più piccolo dei quali è intero e non si smonta.

In oltre trent'anni di lavoro con i russi ho collezionato almeno cento matrioshke delle più svariate dimensioni e tipi di finitura, e ho sempre pensato che fosse un giocattolo popolare antico. Solo poco tempo fa ho scoperto che la comparsa della matrioshka risale al tardo XIX secolo.

Le origini della matrioshka

La sua storia è iniziata a Mosca in un laboratorio di falegnameria chiamato «Studio per l'educazione infantile», dove si fabbricavano bambole e manichini destinati a illustrare l'abbigliamento tipico delle varie etnie del grande impero russo, una specie di propaganda nazionale etnografica. L'uso dei torni per legno era già ben noto in Russia per fabbricare, con legni morbidi come tiglio, pioppo o betulla, stagionati all'aria aperta per almeno due anni, le tradizionali uova di Pasqua colorate inserite una entro l'altra.

Un giorno del 1892 qualcuno portò al laboratorio una bambolina-portafortuna giapponese di cartapesta, cava all'interno e divisibile in due metà, dalla forma tondeggiante e completamente liscia, su cui erano disegnati il viso allegro di Fukurama, con la testa calva come i monaci buddisti, le manine e i piedini, colorata con tinte vivaci e composta da sette figure una dentro l'altra. Ispirandosi allo stesso principio, Sergei Malyutin — un pittore bravo, ma al momento poco conosciuto, che evidentemente per aumentare le sue entrate lavorava come decoratore nel laboratorio — inventò una bambola divisibile in due metà raffigurante una contadina con i tratti del viso tipici della donna russa e vestita con costume tradizionale: il classico abito senza maniche indossato sopra una camicia ricamata, un grembiule bianco e uno scialle in testa annodato sotto il mento. In mano la contadina reggeva un gallo nero.

La bambola venne chiamata Matrioshka, vezzeggiativo del nome Matriona, che deriva dal latino «matrona», definizione usata nell'antica Roma per indicare le donne sposate, non schiave, di ineccepibile reputazione e di buona famiglia. In Russia, anticamente, il nome veniva usato per indicare una rispettabile madre di famiglia. Dal termine «matrona» nasce il nome «Matriona», che evoca appunto l'immagine di una madre di famiglia con tanti figli, che ha tuttavia conservato una figura snella nonostante le molte maternità.

La prima matrioshka conteneva sette pezzi e fu fabbricata partendo dalla figura più piccola, a cui seguivano quelle sempre più grandi. Si racconta che il tornitore chiamato a realizzare l'idea di Malyutin non abbia preso alcuna misura, ma che grazie alla sua esperienza e alla sua maestria sia comunque riuscito nel suo intento. Appare così una mamma con sette figlie.

Dalla Russia al mondo

Verso la fine del secolo il laboratorio viene chiuso e la produzione viene trasferita fuori Mosca. L'oggetto diventa famoso a livello internazionale nel 1900, quando viene esposto alla Fiera Internazionale di Parigi. Ogni anno le matrioshke vengono esposte a Lipsia, Berlino e Londra e riscuotono grande successo per la forma originale e la colorazione allegra e sgargiante. Le matrioshke erano dipinte a mano, con grande accuratezza, spesso da artigiani famosi che provenivano dalla tradizione della pittura su legno tipica della parte europea della Russia, ed erano prodotti molto costosi. Oltre alle bambole «contadine» venivano talvolta realizzati pezzi speciali con i personaggi delle favole popolari o di testi letterari particolarmente famosi.

Gradualmente in Russia sorsero molti laboratori per la produzione delle matrioshke, ciascuno dei quali dava al proprio prodotto caratteristiche tipiche legate fondamentalmente ai tipi fisici e ai costumi tradizionali del luogo, ben riconoscibili; ma la figura più frequente resta quella di una contadina con gli occhi azzurri e i capelli biondi, con abiti dai colori sgargianti che riprendono le stesse tonalità delle decorazioni degli scialli, dei vassoi e degli utensili di legno tipici dell'artigianato russo.

Un giocattolo, un simbolo

Ma la matrioshka è da considerare un souvenir, un giocattolo o un oggetto decorativo? Le mamme russe affermano che la matrioshka è anche un eccellente supporto educativo e di sviluppo per i bambini, che li aiuta a imparare i concetti di colore, dimensione e volume. Smontando e rimontando le matrioshke i bambini sviluppano la coordinazione occhio-mano; i più piccoli affinano le loro capacità di pensiero logico assemblando le figure e imparando a contare.

Ma questo giocattolo ha anche un significato simbolico. La bambola dipinta simboleggia sette corpi umani, a cui sono legati sette colori corrispondenti ai colori dei chakra o a quelli dell'arcobaleno. Anche se il concetto di «corpo» in questo caso non sembra del tutto familiare, è corretto dire che le matrioshke simboleggiano gusci, o livelli, del sistema umano di informazione energetica, corrispondenti alle diverse fasi dello sviluppo della persona.

La matrioshka più piccola, che per tradizione è rossa, rappresenta il corpo fisico: l'essere umano vi è attaccato e pensa erroneamente che esso sia tutto ciò che possiede. Questo guscio funge da difesa dai pericoli esterni, ma consente anche di assorbire l'energia della terra; la sua formazione si conclude al raggiungimento dell'anno di vita. Segue la matrioshka arancione, che contiene la precedente e ne ripete esattamente la forma: rappresenta il corpo eterico, che si forma intorno ai tre anni. La matrioshka seguente è gialla e rappresenta il corpo astrale, che si forma intorno ai sette anni — la sua frequenza di vibrazione energetica è molto più alta delle precedenti, e in questo corpo sono collocati i sentimenti e le emozioni; esso dà resistenza e salute. Segue la matrioshka verde, che simboleggia il corpo mentale, nel quale si svolgono i processi intellettuali, la capacità di strutturare l'informazione ricevuta e la memoria: si forma completamente intorno ai 14 anni. Segue il corpo causale, che si forma intorno ai 21 anni e permette di analizzare, comprendere e comporre come in un puzzle gli eventi della propria vita, esprimersi e comunicare; a esso si associa l'azzurro. Al corpo successivo, il corpo buddico, si lega il blu: si forma in età adulta e, unendosi al corpo causale, arriva a costituire l'energia ideale chiamata anima, che favorisce la percezione dei processi dello spirito. L'ultimo corpo è quello atmico, a cui si associa il colore viola: è responsabile dell'armonia nella distribuzione dell'energia, è legato allo spirito in senso puro, e viene raggiunto in età anziana.

Il volto femminile della Russia

Nel corso degli ultimi vent'anni sono apparse sul mercato matrioshke con soggetti sempre nuovi: in alcune si avvicendano le personalità che hanno governato la Russia, da Ivan il Terribile fino ai giorni nostri, oppure i presidenti degli Stati Uniti, o ancora i cantanti pop più famosi della musica inglese. Ma le vere matrioshke restano quelle che raffigurano figure femminili. Naturalmente, la prima cosa a cui si pensa smontando l'oggetto è il susseguirsi infinito delle generazioni in una società matriarcale, cioè una Russia che si regge sulle donne. In Russia, molto più che altrove, la donna è l'elemento più affidabile, laborioso e responsabile della società, anche se quest'ultima appare un organismo prettamente al maschile: sono gli uomini che fanno carriera nelle aziende, che occupano i posti di potere, che guadagnano di più. In questo la Russia, che spesso viene definita un ponte tra Occidente e Oriente, manifesta uno dei suoi tratti meno occidentali.