Oggi spesso si pensa che realizzare il desiderio di avere un bambino richieda lo stesso impegno e abbia la stessa difficoltà di conseguire un Master. Grazie alla sospensione dei metodi anticoncezionali e alla conoscenza di vari modi per individuare il periodo dell'ovulazione, molte coppie si illudono di riuscire a programmare la nascita di un figlio nel momento in cui si sentono più disponibili per accoglierlo, o almeno entro i limiti concessi dall'orologio biologico.

Ma si può davvero programmare la gravidanza o è un'illusione? Non si dimentica un po' troppo spesso che sia l'incontro di un ovulo con uno spermatozoo, sia il felice proseguimento o l'interruzione della gravidanza dipendono da molti fattori indipendenti dalla propria volontà, al di fuori del proprio controllo?

La voce delle donne

Molte donne incinte esprimono la sensazione di essere vissute dal loro stato senza avere la possibilità di influenzarlo. Alcune testimonianze raccolte nel corso degli anni: «Il primo figlio è stato programmato ed è arrivato subito; da mesi cerchiamo il secondo ma non arriva» — «Ho scoperto di essere incinta al quinto mese: prima non mi ero accorta di nulla, visto che ero abituata ad avere forti ritardi mestruali» — «Abbiamo praticato per anni il coito interrotto e non sono mai rimasta incinta: dopo due mesi di pillola ero gravida» — «Quando dopo anni ci siamo rassegnati a vivere senza figli… il bimbo è arrivato» — «Le analisi di mio marito lasciavano scarse speranze: poche settimane dopo aver iniziato le pratiche per l'adozione mi sono accorta di essere incinta».

I cambiamenti che una nascita porta

Chiarito che la programmazione è solo presunta, anche la gravidanza che ha inizio nel momento voluto non sempre rende più facile la vita dei genitori dopo la nascita del bambino. Mentre può sembrare abbastanza semplice trovare il tempo per la gravidanza — che ha una durata limitata a nove mesi e che nella maggior parte dei casi si svolge fisiologicamente senza alterare i ritmi di vita della donna — è molto più difficile immaginare quali e quanti cambiamenti la nascita di un figlio porterà nella propria esistenza.

Questo avviene perché spesso non ci si rende conto che l'investimento emotivo e la disponibilità affettiva rivolte alla crescita di un figlio limitano, almeno temporaneamente, la possibilità della donna di dedicarsi con intensità e continuità agli impegni a cui era solita (lavoro, vita sociale, attività sportive). A questo si aggiunge la stanchezza dovuta allo sconvolgimento degli orari e la sensazione di non essere più padrona del proprio tempo, visto che viene scandito dai ritmi del bambino.

Non tener conto di questi cambiamenti fisiologici ma inevitabili, tentare di aggirarli come se nulla fosse cambiato, non aiuta a superare le difficoltà — anzi le amplifica, mettendo in crisi l'equilibrio della donna, dell'uomo e della coppia.

La realtà biologica: il trofoblasto

La sensazione di non appartenenza della propria gravidanza rispecchia una realtà biologica. L'uovo fecondato scende verso l'utero dove si installa scavandosi un nido nella parete. Il contatto tra uovo e utero è mediato dal trofoblasto, da cui si svilupperà la placenta — l'organo che per tutta la gravidanza farà da tramite tra madre e figlio.

La placenta mette in relazione, senza mescolarli, il sangue materno e quello fetale e, attraverso specializzati meccanismi, permette che gli scambi avvengano in modo adeguato per entrambi. La gravidanza, pur riguardando un contenitore e un contenuto, procede parallelamente per la donna incinta e per l'embrione/feto, che vivono senza contatti diretti grazie alla mediazione di un organo che non appartiene a nessuno dei due.