
Secondo Karel van Mander, il Vasari del Rinascimento nordico, Pieter Bruegel il Vecchio nacque attorno al 1527 a Breda, in Olanda. Della sua infanzia non si sa nulla, ma pare che abbia studiato ad Anversa, dove nel 1551 fu accolto come «maestro» nella corporazione dei pittori. Fu apprendista presso la bottega di Pieter Coecke, pittore, architetto e disegnatore di arazzi estremamente colto, che contribuì in modo determinante alla sua formazione. Nel 1552 intraprese un viaggio in Italia. Tornato ad Anversa nel 1554, lavorò presso Hieronymus Cock, incisore e venditore di stampe, per il quale Bruegel eseguì innumerevoli disegni a penna che venivano stampati con la tecnica dell'acquaforte e venduti a un vasto pubblico, proprio come qualche decennio prima aveva fatto Albrecht Dürer.
Nel 1563 Bruegel si sposò e, probabilmente per sfuggire alle persecuzioni religiose, si trasferì da Anversa a Bruxelles. Poco meno di cinquant'anni dopo la Riforma di Lutero (1517), l'Europa era tormentata da grandi conflitti religiosi. Nelle Fiandre, governate dalla Spagna cattolica, l'opposizione alla politica religiosa dispotica del re di Spagna aveva un largo fronte, che abbracciava in modo trasversale calvinisti, protestanti, nobili, borghesi, artigiani e persino cattolici dissidenti. Erano sorte numerose sette che protestavano contro alcuni principi e regole della Chiesa, e che la Chiesa stessa aveva proclamato eretiche. A una di queste, chiamata «Scuola della Carità», che contestava lo sfarzo della Chiesa di Roma e professava una visione religiosa più rigorosa e austera, aveva aderito anche Bruegel. Molte delle allegorie e delle metafore che compaiono praticamente in tutte le opere dell'artista, e che le rendono ermetiche e simboliche, possono essere ricondotte agli argomenti professati dalla setta. Erano gli anni dell'Inquisizione, e i nemici della Chiesa rischiavano arresti, supplizi e morte, tanto che in punto di morte, per paura di ritorsioni sui suoi familiari, Bruegel fece bruciare buona parte di quelle che egli definiva «strane e complicate allegorie». Nel 1569 l'artista morì nel fiore degli anni, dopo aver dato origine a una feconda dinastia di artisti — ed è proprio per distinguere il capostipite dai discendenti che viene chiamato «Pieter Bruegel il Vecchio».
Fino al 1555 Pieter Bruegel lavorò solo come incisore e visse della vendita delle tirature delle sue opere. All'attività di pittore si dedicò praticamente solo nell'ultimo decennio della sua vita. In quegli anni la differenza tra bravo artigiano e artista era ancora sfumata: l'artista, infatti, raramente lavorava di propria iniziativa, ma molto più spesso eseguiva quanto ordinato dalla committenza. Nell'opera grafica di Bruegel è evidente l'importanza del mercato: i suoi disegni a penna venivano stampati nella bottega di Hieronymus Cock, mercante esperto che ben conosceva i gusti del pubblico, e di conseguenza spesso modificava alcuni aspetti degli originali, eliminando le immagini più semplici e genuine e sostituendole con particolari più raffinati. Nelle grafiche di Bruegel, per esempio, sono spesso presenti abiti sontuosi e ricchi di drappeggi secondo la moda dell'epoca, che non si ritrovano nei quadri realizzati direttamente dalla mano dell'artista.
Alcuni storici dell'arte considerano Bruegel un seguace di Hieronymus Bosch, ma ciò non è del tutto corretto, anche se nei primi anni della sua attività non pochi temi ricordano quelli del maestro olandese: come Bosch, Bruegel ha rappresentato non una realtà attuale, ma un intero mondo. Quasi tutti i suoi quadri sono pieni di personaggi e sono l'espressione di una sua visione del mondo — in quegli anni erano diffuse le cosiddette «summe» di nozioni diverse, che con un termine moderno potremmo definire «enciclopedie», teologali o scientifiche, e i quadri dei due artisti, così pieni di personaggi e di eventi, vanno letti in questa chiave. Ma mentre per Bosch la decadenza, il dolore, il peccato e la guerra sono una manifestazione del destino, per Bruegel essi sono la conseguenza del comportamento umano. Bruegel è profondamente democratico: rappresenta il suo popolo che soffre, che vive miseramente, sfruttato dai dominatori spagnoli e dilaniato dalle guerre di religione. Il popolo diventa protagonista — a popolare le sue tele non sono i cavalieri, i nobili e le famiglie reali, ma i contadini, i cacciatori, i ladri, le madri di famiglia, i bambini che giocano e, naturalmente, anche le vittime delle continue guerre e delle pestilenze. Per la prima volta, con Bruegel, la vita del popolo acquista importanza in tutte le sue forme, anche in quelle più banali o volgari, come nei contemporanei François Rabelais, autore del celebre «Gargantua e Pantagruel», ed Erasmo da Rotterdam. In molti dipinti di Bruegel è presente l'aspetto burlesco, quasi comico, proprio delle tradizioni popolari.
Giochi di fanciulli
Il quadro «Giochi di fanciulli», olio su tavola di dimensioni 118×161 cm, conservato nel Kunsthistorisches Museum di Vienna, fu dipinto da Bruegel nel 1560 come primo episodio di una serie di opere dedicate alla vita dell'uomo, che tuttavia non ebbe seguito. L'opera è realizzata in modo estremamente realistico e con il massimo dettaglio, come è tipico nei dipinti di Bruegel.
La scena, osservata da un punto rialzato rispetto al piano in cui si svolge, è ambientata al centro di una città che si stende lungo un corso d'acqua, ed è letteralmente invasa da uno stuolo di bambini e ragazzi impegnati nei giochi più svariati. Gli storici dell'arte ne hanno contati ottanta, molti dei quali ancora esistenti. La veduta, realizzata secondo i canoni della prospettiva quattrocentesca, è popolata da gruppi di figure e personaggi singoli sapientemente sparpagliati, con un'organizzazione per zone distinte da macchie di colore sul terreno, ora polveroso, ora asciutto, ora fangoso o bagnato, in luce o in ombra. Come sempre, Bruegel non tralascia alcun dettaglio: per lui tutto è interessante, e fissa nel quadro tutto ciò che lo interessa. La rappresentazione dei giochi infantili era molto praticata nel Medioevo, e questa tavola di Bruegel li riunisce in una sola immagine. Bambini e bambine fanno correre grossi cerchi, camminano sui trampoli, fanno finta di cavalcare, inscenano buffi tornei di cavalieri, imitano ciechi e mendicanti, soffiano in pelli di animali, lanciano trottole, si sfidano alla morra, si trastullano con le bambole e fanno infiniti altri giochi. Ci sono anche imitazioni palesi della vita degli adulti, come un matrimonio o una processione religiosa. I piccoli hanno completamente invaso la scena e sembrano addirittura aver conquistato il palazzo del governo della città, l'edificio grigio che occupa il centro della scena, realizzato in uno stile diverso dalle case circostanti, a significarne in modo inconfondibile l'importanza.
Il significato nascosto
Ma qual è il significato della rappresentazione? L'osservatore attento noterà due aspetti: i visi dei bambini hanno in realtà tratti adulti, e su di essi non è presente la spensieratezza infantile. I giochi di questi fanciulli sono metafore della vita adulta. Sono i «grandi» a muoversi in modo febbrile verso una meta spesso confusa, i «grandi» a governare in modo irresponsabile, i «grandi» a perpetuare inganni perdonabili nei piccoli, ma inammissibili in loro. Bruegel guarda il suo mondo e ne evidenzia i difetti, ne denuncia le ingiustizie, ne mette in ridicolo gli aspetti buffi o deteriori. È probabile che dietro alla maschera di vecchio con cui il ragazzo alla finestra in primo piano si copre il viso si nasconda l'autore stesso.
L'opera di Bruegel può essere letta anche in un altro modo, cioè come un precedente della rappresentazione del sogno, così come l'avrebbe spiegata la psicoanalisi quattro secoli dopo. Nei sogni, infatti, è tipica la sostituzione di un'immagine con una apparentemente opposta, ma in realtà coincidente — per esempio l'immagine dell'adulto con quella del bambino. Come già detto, i bambini del quadro hanno le proporzioni di fanciulli, ma i tratti degli adulti, e ne ripetono le azioni: non sono bambini, ma adulti. Secondo lo stesso principio, ognuno di noi ha fatto esperienza di sogni in cui sembra di essere circondati da personaggi esageratamente grandi, mentre ciò che il sogno esprime è che, per tornare alla condizione dell'infanzia, vediamo noi stessi con le dimensioni che avevamo da bambini rispetto a coloro che ci circondavano. Per nascondere verità dolorose che non riusciamo ad accettare, ma che abbiamo bisogno di rivivere, nel sogno è spesso rappresentata una situazione assurda. Nel quadro «Giochi di fanciulli» l'utilizzo di elementi apparentemente assurdi o contraddittori, come anche l'incongruenza delle strutture architettoniche, è evidentissimo, come del resto in molte altre opere di Bruegel. Ritengo pertanto di poter dire che gran parte della forza di questo quadro, e di altre opere dello stesso autore — ciò che rende allo spettatore difficile distoglierne lo sguardo — sia la componente onirica che esse fanno risuonare nel nostro mondo interiore.