Spesso all'inizio della gravidanza la donna è costretta a subire le immotivate ansie di chi le sta intorno, anche se nulla del suo stato le giustifica. Diversa è la situazione di chi presenta una gravidanza a rischio: in questo caso è lo stesso ginecologo che consiglia, almeno per i primi mesi, misure preventive per agevolare il proseguimento della gravidanza (stare tranquilla, limitare viaggi in macchina, non portare pesi, interrompere le attività sportive, limitare i rapporti sessuali).

Come dice Lara: «Da quando sono incinta i miei genitori hanno cominciato a trattarmi come mia sorella che dopo tre aborti ha rinunciato a cercare un bambino. Anche se io sto bene, i miei familiari, in particolare i miei genitori (molto desiderosi di diventare nonni!), vorrebbero tenermi sotto una campana di vetro per tutto il periodo della gravidanza! Io, donna adulta e indipendente ormai carica anche delle responsabilità di futura mamma, in certi momenti mi sono sentita trattata come una bambina, a cui vietare o permettere anche le cose più ovvie. Il loro modo di agire, pur dettato dall'affetto, è comunque inaccettabile per me, dato che non sono abituata a rendere conto delle mie attività.»

Se con la gravidanza la donna si sente «adulta», investita di maggiori responsabilità quale madre di suo figlio, dall'altro spesso regredisce a uno stato di dipendenza da chi le sta accanto (marito, genitori, ecc.). Il prevalere dell'uno o dell'altro atteggiamento dipende dal carattere di ognuna e dal riattivarsi, come si è già detto, di situazioni vissute nell'infanzia. Mentre alcune donne trovano molto gratificante essere oggetto di attenzioni e di cure anche a scapito della loro indipendenza, per altre è insopportabile sentirsi condizionate dalle premure e dalle ansie altrui.

Ma cosa si nasconde dietro un comportamento immotivatamente ansioso verso qualcuno?

Per scoprirlo bisogna ricordare che in ogni rapporto affettivo si fondono, a livello profondo, sentimenti opposti, di amore ma anche di odio, dei quali spesso non si è consapevoli.

Per ammettere l'esistenza dell'ambivalenza bisogna accettare il fatto che una parte della nostra mente sfugga all'attenzione della mente stessa. È ciò che capita nell'inconscio, che ha regole diverse da quelle della logica e della razionalità, e che per esempio prevede la coesistenza degli opposti.

In base a tutto questo diventa possibile capire che la persona ansiosa cerca di difendersi dalle sue inconsce spinte aggressive verso un determinato oggetto proiettandole all'esterno: situazioni di pericolo reale o presunto da cui tener lontano l'oggetto (in questo caso la gravida) sostituiscono la loro aggressività, quella da cui desiderano salvaguardarla!

Le ingiustificate paure dei genitori menzionate da Lara sono quindi l'esteriorizzazione di sentimenti ambivalenti (di amore e di odio) che esprimono la situazione conflittuale di chi li vive, a prescindere dalla persona a cui sono rivolti.

Le attenzioni eccessive rivolte alla donna incinta con il pretesto di allontanarla dalle difficoltà hanno dunque la stessa matrice degli atti «sadici» con cui a volte invece la si angoscia (racconti traumatici inerenti la gravidanza o il parto, insinuazioni sullo stato di salute suo o del bambino ecc.).