«Oggi al corso preparto che ho iniziato a frequentare con un certo anticipo, è stato affrontato un argomento sul quale non avevo mai riflettuto: l'embrione è per la madre un corpo estraneo! La cellula uovo, da cui si sviluppa il bambino, ha un patrimonio genetico diverso da quello della madre che lo ospita perché è un mix di quello paterno e materno. È un po' come se si trattasse di un trapianto, di un innesto, e come tale è soggetto a una reazione di rigetto da parte delle cellule della madre che lo vivono come estraneo.

Si tratta di una reazione biologica, che spiega però il fatto che certe donne all'inizio della gravidanza provino una spiacevole sensazione di invasione.

La spiegazione di questa situazione è un po' complicata per me che non so nulla di biologia. Tuttavia ho cercato di immaginare attraverso un'immagine quello che avviene: non sarà molto scientifico, ma a me «rende l'idea». Allora io ho pensato a un bambino piccolissimo, in miniatura (l'embrione), che si attacca a una parete rocciosa (l'utero materno) mentre una tempesta cerca di spazzarlo via (le natural killer materne) perché è un estraneo in questo ambiente. Questa tempesta si placa se il piccolo riesce a emettere un segnale che lo fa riconoscere dall'ambiente, come a dire: faccio parte di te, non buttarmi via!

La sua sopravvivenza dunque dipende dall'interazione di due fattori: l'intensità della tempesta (cioè della reazione materna) e la forza con cui si aggrappa. Tutto questo non è legato a sentimenti di accettazione o no da parte della madre, tanto che spesso abortiscono quelle che desiderano più intensamente un bambino e proseguono la gravidanza quelle che non lo vogliono ma non hanno il coraggio di abortire! Si tratta di una reazione naturale, fisiologica, che ogni essere umano vive nell'utero della propria madre e che ripete come madre quando resta incinta. Ciò che varia da una persona all'altra è l'intensità di queste vicissitudini legate alla sopravvivenza (dunque neutre, né buone né cattive) che restano inscritte nelle proprie cellule e che costituiscono la base dell'aggressività.

Dopo le prime settimane dalla fecondazione ho capito che tra corpo materno ed embrione si instaura un modus vivendi che permette la sopravvivenza: è come se l'embrione venisse considerato un insieme di cellule materne, dunque facesse tutt'uno con la madre, alla stregua di un organo, una parte di se stessa, da cui si staccherà con il parto.»

Queste considerazioni, espresse in modo molto semplice e comprensibile da Lara, sono fondamentali per capire che ogni interazione madre/embrione è caratterizzata da tentativi di sopraffazione reciproca, che varia quantitativamente in ogni coppia in base alle caratteristiche individuali.

La fisiologica lotta per la sopravvivenza, che caratterizza gli albori della vita di ogni essere umano, determina dunque le vicissitudini della gravidanza e lascia tracce indelebili nell'inconscio del futuro individuo.

Che il rapporto mamma-bambino non sia fatto solo di amore e tenerezza come si potrebbe pensare prima di averlo vissuto è cosa nota a ogni mamma onesta con se stessa, che a volte può provare anche verso il più amato dei bimbi forti sentimenti di aggressività, di non sopportazione. Sapere da dove provengono, imparare a riconoscerli aiuta a gestirli senza conseguenze per il bambino e senza sensi di colpa, ma con la consapevolezza che fanno parte della nostra natura umana.